Due immagini religiose popolari del Sudamerica, su lastre metalliche, XVIII-XIX sec.

Madonna del Rosario, dipinto su lastra di Zinco, 10 x 6 cm,  in alcuni punti ossidata, forata  e abrasa dall'usura. Sono presenti macchie di cera e macchie organiche brune.

Dipinto restaurato, con una pulitura a solvente (miscela di MEK e alcool al 50%, e ligroina) per la superficie, raschiatura dell'ossidazione più evidente e trattamento con acido tannico, reintegrazione dei fori con carta giapponese a media grammatura, ritocco pittorico con colori a vernice, verniciatura protettiva con vernice da ritocco.

Incoronazione di Maria, dipinto su lastra di rame, sec. XVIII, con presenza di ossidazioni e abrasioni della superficie, macchie di cera e di sporco da particolato carbonioso. 

Dipinto nello stato finale, dopo la pulitura tramite miscele di solventi organici, rimozione delle ossidazioni e trattamento con acido tannico, ritocco pittorico con colori a vernice e protezione finale con resina naturale.

Bodhisattva su cane celeste, una scultura cinese policroma del XV secolo.

Bodhisattva che monta un cane celeste, statua di legno policromo di origine cinese, forse del XV sec, proveniente dal mercato antiquario birmano, di proprietà privata. Vi sono diverse mancanze in alcuni particolari della corona fiammeggiante, della mano alzata e molti distacchi e sollevamenti degli strati pittorici.
Particolare delle mancanze delle dita della mano alzata, che sorregge una bacca. Si nota in generale uno strato di sporco da depositi di polvere e particolato depositati sulla superficie. 

Primo passaggio di spolveratura con pennellesse morbide e pulitura con un'emulsione grassa leggermente basica.

Particolare della ricostruzione delle dita con un impasto a base di Araldite
Ricostruzione di alcune fiammelle della corona con una stuccatura finale e ritocco pittorico, fissaggio e consolidamento di una fessura centrale.
Pulitura finale, fissaggio dei sollevamenti, con una stuccatura delle lacune tramite gesso e colla animale e ritocco delle
stesse con acquerello. Verniciatura finale con resina alifatica al 10% in ligroina.

Versione finale  restaurata della statua del Bodhisattva che regge il rotolo sacro.




iconostasi colonizzata da bacillus

La serie di icone appartiene alla chiesa di S. Geremia e Lucia a Venezia, è opera dell'iconografo G. Raffa, eseguita con la tecnica tradizionale della tempera al tuorlo d'uovo

le superfici presentano macchie bianche abbastanza tenacemente fissate, effetto di una diffusa colonnizzazione microbiologica che deturpa soprattutto i manti in blu di lapislazzulo e gli incarnati, e segno di un'azione di degrado del legante proteico e lipidico della tempera

le macchie sfarinano ma restano presenti sulla superficie: le analisi di tamponi sterili hanno individuato colonie convergenti di Penicillium lanosum, Penicillium sp e di Aspergillus niger, localizzate soprattutto sulla superficie ruvida e non protetta da un sufficiente strato di vernice

la microaspirazione ha permesso di eliminare la presenza superficiale della componente pulvirulenta delle muffe, e un'applicazione a tampone di una soluzione idroalcoolica ha permesso una prima disinfezione

l'applicazione finale di un biocida specifico, l'Algochene, sia direttamente sulla superficie che veicolato nella composizione della vernice protettiva, ha permesso di debellare la presenza delle muffe e di essere efficace come preventivo per un lungo monitoraggio futuro

icona russa del sec. XVII, riadesione degli strati pittorici


L'icona raffigurante San Nicola era interessata in numerosi punti della superficie dal sollevamento del film pittorico, ridotto in scaglie, tipiche della craquelure che si forma per una riduzione dell'adesione al sostrato in gesso e colla, per il cambiamento delle tensioni tra policromia (tecnica della tempera all'uovo) e supporto dovute a sbalzi di temperatura e umidità relativa.

Nel particolare si notano le scodellature dello strato superficiale e le numerose cadute di colore, dentro le lacune si può osservare a volte il colore del gesso di preparazione del supporto.

Con l'infiltrazione tramite ago di siringa e tramite imbibizione per capillarità di colla di storione al 5%, si è potuto far riaderire le scaglie con una spianatura molto delicata, e in seguito colmare le lacune millimetriche con un impasto di gesso e colla di coniglio. Le microfotografie sono state prese ad un ingrandimento superiore al 50x
Si è proceduto ad un minimo intervento di ritocco pittorico solo nelle lacune stuccate, con colori ad acquerello
L'intervento ha mirato a consolidare principalmente lo strato superficiale pittorico e a ridurre al minimo ogni inserzione di carattere estetico, solamente per adeguare la percezione ad un unitario quadro compositivo 

After sunset, coast of Kent - un acquerello di W.S. Cooper, 1883



L'acquerello è stato montato su un cartone rigido con passepartout, con colla di origine animale sia su tutta la superficie del verso che sui bordi dell'originale sul recto, lasciando sull'opera delle macchie molto resistenti e deturpanti.
Il verso del cartone di supporto, fortemente acido

Si è proceduto con una sgommatura dello sporco superficiale utilizzando una spugnetta di lattice morbida

La rimozione delle tracce di colla animale è avvenuta con specilli di cotone inumiditi di saliva artificiale e punta di bisturi, dopo aver agito anche con gel rigido di agarosio


L'opera è stata reinquadrata mettendo in risalto tutta la superficie nuovamente visibile, montata su cartone neutro per la conservazione in fibra di cotone

Un acquerello inglese, fine sec. XIX

L'acquerello è montato su un cartone fortemente acido, su tutta la superficie del verso. Una serie di aloni ossidati e bruniti al centro, veicolati dal cartone e prodotti probabilmente da una colatura di umidità, ha compromesso la lettura ottimale dei pigmenti.

Il verso del cartone che presenta una macchia fortemente brunita dall'ossidazione, che ha trasferito per contatto sull'opera un alone bruno. Il cartoncino è stato rimosso e conservato dopo deacidificazione e controfondatura su carta giapponese.
Primo risultato dell'operazione di abrasione a secco del cartone di montaggio. Successivamente si è nebulizzata una soluzione di Borane-tert-butylamine complex (BTB) al 2% in alcool etilico al 99%, per favorire un processo di ossido-riduzione e deacidificazione, e complementare effetto di leggero sbiancamento
L'acquerello è stato spolverato con pennellessa morbida e poi leggermente sgommato da sporco superficiale in molti punti sia con polvere di gomma naturale che con l'utilizzo di spugnetta in lattice.
L'opera è stata ritoccata con un gessetto bianco nelle zone centrali laddove rimanevano tracce di aloni bruni
L'opera è stata montata su cartone neutro per la conservazione e incorniciata da passepartout dello stesso materiale

Dipinto su tela strappata e deteriorata, sec. XIX

Il dipinto presenta uno strappo esteso, alcune lacune, diverse abrasioni superficiali, e un forte imbrunimento della vernice protettiva. Non risultano segni di un precedente intervento, il telaio è originale. 

Nel dettaglio si può notare lo squarcio e il grado di aridità della tela originale, probabilmente di cotone o canapa, con tessitura fitta e regolare, senza sfilacciature ai bordi della lacerazione. Lo sporco superficiale e l'annerimento della vernice non permettono di apprezzare l'incarnato e il tratto delicato.

Si è proceduto a rinsaldare lo strappo e supportare la tela originale con una tela di tessuto non tessuto, applicata con adesivo plexisol su tavolo aspirante.
Dopo la pulitura, avvenuta con un gel acquoso di soluzione chelante a PH 8, si è proceduto alla stuccatura delle numerose lacune con un impasto di gesso e colla animale.

Il dipinto è stato ritensionato sul suo telaio originale ed è stato scelto un ritocco a puntini con colori ad acquerello e una verniciatura protettiva con vernice da ritocco.

50 acqueforti di un libro perduto sulla vita di San Gaetano. Chiesa dei Tolentini, Venezia

18 delle numerose stampe erano incollate in serie su una carta moderna, accompagnate da cartigli scritti a mano con inchiostro bruno
lo stato di degrado era molto avanzato: mancanze e lacune dovute all'attacco di insetti, sporco superficiale, colonie di funghi, macchie e gore d'umidità. 
in alcuni casi la struttura della cellulosa era compromessa da un forte degrado biologico, che portava allo sfarinamento della superficie grafica 
Si è utilizzato il gel rigido di Gellano per tutte le operazioni di lavaggio, deacidificazione, ossidoriduzione, e distacco delle carte collate con colle animali
i cartigli sono stati controfondati su carta giapponese per essere poi allegati ai supporti di accompagnamento di ciascuna acquaforte, restaurata e risarcita in ogni sua lacuna.
La scatola di conservazione di ogni singolo foglio accompagnato dal suo cartiglio e da un supporto in carta barriera, è stata costruita con cartone neutro e foderata di carta giapponese decorata con la tecnica del suminagashi

Miniatura su avorio, sec. XIX

la miniatura su sottile lastra di osso, mm 40x30,
era spezzata probabilmente perché
incastonata troppo serratamente
in una cornice di ottone.

Si nota la superficie fortemente abrasa
dall'uso, e la prima iniziale fase
di controfondatura su carta giapponese
di media grammatura e colla metilcellulosica
La miniatura è stata ricomposta
sul fondo di carta giapponese
La miniatura è stata integrata
nelle zone abrase con punta
di pennello 000 e acquerello,
con l'aiuto di lenti a forte
ingrandimento

Dipinto di scuola napoletana, sec. XVII


Il dipinto è stato riquadrato 
secondo dimensioni più piccole 
e presenta lacerazioni e numerose abrasioni,
 coperte da uno strato spesso di vernice, 
ormai fortemente alterata

La pulitura è avvenuta dapprima
 con chelanti gelificati, poi con miscele
 di solventi neutri adeguati ai risultati 
del test di Cremonesi-Wolbers: Etanolo-Mek 50/50

L'utilizzo di un tavolo aspirato 
a bassa pressione e di un telaio per tendere
 la tela con una serie di elastici durante 
la fase di consolidamento, ha permesso
 di utilizzare una concentrazione minima
 di colla di storione, sul verso,
 ed effettuare l'incollaggio di fasce
 perimetrali e toppe di rinforzo dietro agli strappi.

La fase finale del ritocco, nel quale 
si sono utilizzati colori a vernice seguendo
 il metodo del puntinato, ha rispettato 
il minimo intervento su abrasioni 
e lacune stuccate con impasto 
di gesso di Bologna e colla di coniglio.